Dal Beverini
IL CONVEGNO DI QUOSA
I Pisani in astio ai popoli di Toscana cercarono la pace ed andarono a trattarla con i Lucchesi.
Il convegno ebbe luogo nel settembre 1313 a Quosa, castello della bassa Val di Serchio, eretto dai Pisani in una zona ricca di acque (onde il nome di Acque Pisane), dove era sorto un borgo dotato di molini e di frantoi oggi chiamato Molina di Quosa.
A questo convegno sarebbero intervenuti anche gli inviati di tutte le città toscane interessate all’esito delle trattative.
Capi delle due delegazioni erano per parte pisana Banduccio Buonconti e per parte lucchesi Bonturo Dati.
Bonturo Dati era gran mercante e faccendiere lucchesi, colorito e abile parlatore.
Nel 1295 andò lui in rappresentanza del senato lucchesi ad ossequiare e complimentare Bonifazio VIII della sua elezione a papa, e scotendolo il papa dimesticamente e amorevolmente per un braccio, Bonturo gli disse:
“Padre santo voi scotete la metà della città di Lucca”.
Ma non si poté concludere la pace per la fiera opposizione di Bonturo che si rivolse ai Pisani in modo enfatico e altezzoso soprattutto negando la restituzione del castello di Asciano:

Ma d'Asciano in van pensate:
Quando a voi lo conquistammo,
Su le torri del castello
Quattro specchi ci murammo,
A ciò che le vostre donne,
Quando uscite a dameggiare,
Ne gli specchi de i Lucchesi
Le si possan vagheggiare. –
E qui surse tra i lucchesi
Uno sconcio suon di risa.
A i pugnali sotto i panni
Miser mano quei di Pisa.
Ma Banduccio di Buonconte
Con un cenno di comando
Frenò l'ire, e, su i Lucchesi
Fieramenteriguardando
- Otto giorni - disse, e tese
Contro Lucca avea le mani, -
E vedrete quali specchi
Han le donne dei Pisani. —
(Immagine di Pisa - Bandiera)
I Pisani dunque vedendo dover avere per nimici tutti i guelfi di Toscana, offersero il dominio della loro città ad Uguccione della Faggiola, chiarissimo capo della fazione ghibellina.
Giunse con grand'allegrezza del popolo a Pisa, ove da principio si mostrò benigno e piacevole, ma poi, parendogli di aver assicurato abbastanza il dominio, riprese i suoi costumi e divenne tiranno, al che gli dava non poco animo l'aver a suo soldo da ottocen - to soldati tedeschi degli avanzi dell'esercito di Arrigo, i quali, barbari di costumi e orribili di aspetto, erano di terrore a tutto il popolo.
Ma Uguccione per conciliarselo dichiarò guerra contro i Lucchesi, alla quale era ancora stimolato ogni giorno da' nostri fuorusciti Poggi, Honesti, Quartigiani, Antelminelli, e particolarmente daCastrucccio, il quale, essendo nel fioredella gioventù, forte, di grand'indole e nato a gran cose, era carissimo a Ugucccione.
Uguccione entrò pertanto nel territorio lucchese, e prima nellavalle di Bufi, mettendo ogni cosa a ferro e fuoco. I Lucchesi seli opposero in questo luogo, ma furono rotti e messi in fuga con porte e prigionia di molti.
Uguccione, passato avanti, apportò ristesse rovine a Compito e a Vorno, onde la città era in grandissimo spavento e tumulto contro Bonturo per la di lui superbia non si era fatta la pace co' Pisani, e il popolo infuriato, corse alla di lui casa, l'averebbe fatto in pezzi se dagli amici non fosse stato occultamente portato in San Romano.
Ma più del nimico era dannosa la discordia domestica, essendo la città divisa in due parti, delle quali erano capi Lucio degli Obizi e Arrigo Bernarducci, una delle quali voleva la pace e l'altra la guerra coi pisani.
Il nocumento prodotto dagli esili e bandi, cui seguiva quasi sempre la confisca dei beni, era gravissimo in quanto, estesi spesso ingiustamente alle mogli dei banditi e ai loro discendenti per linea mascolina in primo grado.
Uguccione pieno di spoglie e di preda era tornato a Pisa, ma dopo pochi giorni, passato il Monte San Giuliano, occupò e saccheggiò Santa Maria del Giudice.
La stessa sorte subivano Massa detta Pisana e le ville di Meati, di Pozzuolo e di Gattaiola, mentre una parte delle soldatesche pisane oltrepassato il Monte di Quiesa distruggevano anche questo borgo insieme con Massaciuccoli e Bozzano.
Il minaccioso approssimarsi di Uguccione indusse i Lucchesi a dimenticare temporaneamente le discordie e mandare notevoli forze a Pontetetto, che con il canale Ozzeri costituiva l'ultima linea difensiva dinnanzi alle mura della città e aveva per questo alloggiamenti militari e opere di difesa.
Ma Uguccione passò 1'Ozzeri avendo fatto gettare di sopra e di sotto de' ponti; e perciòi Lucchesi abbandonato Pontetetto si ritirarono alla difesa della città inseguiti dai Pisani, co' quali comtterono ancora aspramente sotto le mura, ma essendo inferiori di numero, entrarono dentro.

Lucca dietro le sue torri
Teme l'ultima giornata.
I Pisani oltre le mura
Gittan faci e verrettoni.
- Togli su, pantera druda,
Togli su questi bocconi.
Tali specchi, o Lucca bella,
Pisa manda a le tue donne : -
E rizzaron su la porta
Due lunghissime colonne:
E due specchi in vetta in vetta,
Grandi e grossi come bòtti,
V'appiccarono: ed intorno
Menan balli e dicon motti.
Ma Tigrin della Sassetta,
Faccia ed anima cattiva,
Trasse a corsa pe' capelli
Un lucchese che fuggiva,
E la spada per le reni
Una volta e due gli fisse;
Tinse il dito entro quel sangue,
Su la porta così scrisse:
Manda a tè, Bonturo Dati,
Che i Lucchesi hai consigliati,
Da la porta a San Friano
Questo saluto il popolo Pisano.
I Pisani non si poterono fermare, essendo percossi con dardi scagliati colle macchine e tormenti dalle mura, onde Uguccione, saccheggiato il Borgo di San Piero ed arsolo, pose in faccia delle mura grandi specchi sopra due tronchi d'alberi con una inscri- zione, nella quale si diceva : -
" Hor ti specchia Bontur Dati,
eh'e' Lucchesi hai consigliati:
Lo die di San Fridiano
alle porte di Lucca fu il Pisano ".
eh'e' Lucchesi hai consigliati:
Lo die di San Fridiano
alle porte di Lucca fu il Pisano ".
Gran danno si ebbe quel giorno, essendo molti cavalieri, nel fuggire precipitosamente impedendosi l'un l'altro, caduti nelle fosse o calpestati dai cavalli.
Molti più ne perirono nell'ingresso della porta oppressi e infranti nella calca mentre si affrettavano di entrare, a segno che ne morirono trecento, tra' quali i capitani disoldati Guido Cristofori, Guido Boccansochi, Vanni Borgognone, Dino Albici e Cece Gangi venuti vivi in mano dei nemici, cavati loro gli occhi e crudelmente tormentati, furono uccisi.
Era un altro del rosario di vendette e di offese che da lungo tempo si sgranava fra le due città e continuerà a sgranarsi nel barbaro contrappasso ben espresso da un proverbio popolare : -
"E a questo nodo si fa: oggi a me, dimani a te”
Uguccione essendo qualche turbolenza in Pisa vi tornò subitamente, con sdegno de' soldati tedeschi, che già divoravano colla speranza le spoglie di Lucca, e perciò abbruciarono gli alloggiamenti a Pontetetto e il borgo.
Per tali danni e per la discordia cheogni dì cresceva, i Lucchesi erano al sommo della disperazione, onde dopo molte consulte,per opera della fazione degli Obizi, tirato nel medesimo parere anche Bonturo, per un pezzo da lui contraddetto, si dette il dominio dellacittà per un anno, a rè Roberto. Egli l'accettò e vi mandò a presiedere Gerardo da S. Lupido con una squadra di soldati di Biscaglia; il quale venuto a Lucca trovoila in grandissime discordie.
Gli Obizi venuti in odio grandissimo non solo de' Ghibellini, ma ancor dei Guelfi per la loro troppa potenza, ondetutti cercavano di abbatterli, essendo principale aizzatore di questi odi Arrigo Bernarducci, capo della fazione contraria, con gettar loro addosso la cagione delle presenti calamità, inquantoché per ritenere laloro potenza impedivano che si facesse la pace co’ pisani.
Onde gli Anziani, chiamato il Consiglio del Popolo, si determinò di fare la pace, e pertrattarla i ministri dei Pisani e dei Lucchesi andarono a Librafratta.
Vi si stabilì con condizione che si restituissero ai Pisani i luoghi già loro tolti e che fossero riammessi i fuorusciti ghibellini e nominatamente gli Antelminelli, restituendo loro i beni e gli onori; non accorgendosi i Guelfi, accecati per sfogare i loroodi, delle arti di questa pace ingannevole.
Ricevuti dentro i fuorusciti, le discordie si fecero maggiori per la difficoltà principalmente di restituire i beni con vari titoli passati ad altri e per non aver il pubblico erario danari abbastanza per redimerli: onde i Ghibellini cominciarono a trattare segretamente di dare proditoriamente la città in mano ad Uguccione e ai Pisaniper recuperare per tal via non solo il loro, ma occupare l'altrui.
Le trattative fra i ghibellini lucchesi e il condottiero pisano erano state accuratamente predisposte. Infatti il 3 giungo, come si ricava dalle Provvigioni degli Anziani in Archivio di Stato di Pisa, il notaio ser Nino da Bagnacqua era stato mandato a Lucca non comune pubblico ambasciatore ma, secondo il linguaggio del documento, ad partes secretas, cioè per avviare segretamente le intese con i congiurati.
Ventidue famiglie patrizie consentirono in questo tradimento, tra le quali i Poggi, Honesti, Fatinelli e Quartigiani, e principalmente gli Antelminelli di Castruccio, che credevano cosa giusta il vendicare le private ingiurie colla rovina della patria.
