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BOLIVIA (1979)
Da Potosì a Sucre

 

Il calore del sorriso boliviano  che proviene dall’incontro e connubio  della cultura e della razza europea ed indios è presente e vive in questa Paese formato da alte montagne ma anche dalle zone calde,  verdi e lussureggianti destinate quest’ultime  alla coltivazione della coca.

In queste zone percorse dai fiumi dove l’aria è umida e afosa solo i continui bagni nel fiume sono gli unici momenti di refrigerio per affrontare la calura del giorno e della notte.

In questo Paese i trasporti sono lenti e molte volte siamo costretti a cercare un passaggio su i camion scoperti che trasportano la merce più svariata: delle botti di chicha ai pacchi di foglie di coca.   
Se abbiamo la fortuna di trovare questo paesaggio scomodo,  ma senza alternative, dobbiamo anche sperare che il tempo  non si metta al brutto con conseguenti acquazzoni che implacabilmente si abbatterebbero  su i passeggeri.

I mercati  mercati degli indios, soprattutto prodotti di pura sussistenza,  sono l’ incontro con i colori boliviani.  Gli indios boliviani parlano soprattutto il dialetto Aymara. Gli Aymara   avevano un altro per chiamare se stessi, essi si definivano  collettivamente Haqe,  cioè uomini, oppure si riconoscevano con i nomi dei gruppi territoriali in cui erano organizzati.

La città più carica di storia e di miserie è  Potosì,  la città dalle antiche miniere d'argento estratto dal Cerro Rico (assurto a simbolo della nazione Boliviana) che domina ancora con  la sua mole  la città attuale.
La minière d’argento  furono scoperte nell’aprile del 1545 da Diego Gulpa, all’estremità sudorientale dell'altipiano di Charcas.
 
I minatori indios furono reclutati fin dalle regioni più  remote e lontane come il lago Titicaca. Domingo de Santo Tomàs fa uno deiprimi  che attirarono l’attenzione sull'aspetto più orrido della remota miniera.


Nel 1550 egli scrisse:

“Il Cerro Rico è una montagna che sorge in una terra desolata, estremamente fredda, in una zona ove per 34 chilometri e mezze non cresce erba neppure per la bestie e non si trova legna da ardere. II cibo vi viene trasportato sul dorso degli indios e dei lama.
I disgraziati indios sono inviati a questa montagna da ogni repartimiento - cinquanta da uno, sessanta dall’altro, cento, duecento, o più ancora.
 Chiunque conosca. Il significato della parola "libertà”  non può mancare di constatare come ciò costituisca una violazione della ragione  e delle leggi della libertà. Essere gettati a forza nelle miniere è infatti condizione di schiavi o di uomini condannati a punizioni severe per gravi delitti.
 Le carovane di muli, carichi d'argento,  solcavano l’altipiano, su per le Ande  e poi giù verso la costa del Pacifico ove  le navi attendevano il tesoro che doveva finanziare le grandiose ambizioni della Spagna in Europa”     

Oggi, dopo il periodo dell'argento, è iniziato a Potosì  il periodo dello stagno, che viene estratto sia nelle gallerie della miniera, sia all’ aria aperta dove sono presenti anche le donne (chiamate palliri)  con il compito soprattutto  di separare il minerale dalle pietre.
La pressione dell’ acqua serve a  far scivolare le pietre, mentre il minerale,  più. pesante  si deposita.
 
Durante la sosta di mezzogiorno i minatori masticano le foglie di coca che è una sorta di stupefacente che  procura una forza fittizia ed il cui prolungato uso nuoce all’organismo.

Potosì fu dichiarata nel 1553 città imperiale da Carlo V e conobbe successivamente un grande sviluppo demografico tanto che nel 1650 contava circa 160.000. abitanti.
Cominciò a decadere in seguita alle crescenti difficoltà tecniche di sfruttamento dei giacimenti.

Potosì che sorge a 3976 metri di altezza,  nella Cordillera Real,  ai piedi del Cerro Rico de Potosì, conserva pochi edifici del secolo XVI fra i quali la Real Casa della Moneda (1757-1773) la chiesa di S. Francisco e la chiesa della Compagnia di Gesù.


La città di Sucre

La città di Sucre fu fondata nel 1536 da Pedro Anzùres, luogotenente di Pizzarro, con il nome di città della Plata.

Nel 1825 vi ebbe luogo la proclamazione dell’indipendenza dalla Spagna e qui, in quella che è chiamata appunto la Casa della Libertà, si riunì il primo congresso costituente della Repubblica e si firmò l’atto dell’indipendenza. Alla parete di fronte si osservano i ritratti di Simon Bolivar ed a fianco il ritratto di Sucre da cui la città prese poi il nome.

L’immagine della Vergine di Guadalupe è fra le più venerate della città.

Fra il manto e la corona di questa effige vi sona 19.000.  (diciannovemila) perle naturali ed una quantità favolosa di diamanti e pietre preziose.

Nel 1826  fu capitale provvisoria del Paese divenendone poi, nel 1839, la capitale legale con il nome di Sucre, in onore del primo presidente della Repubblica, Antonio José de Sucre.  La città perse gran parte della sua importanza quando nel 1900, la sede del governo  fu trasferita a La Paz Capitale legale del Paese (vi risiede l’Alta Corte di Giustizia),  è situata su un altopiano, a 2790 metri,  nel triangolo montuoso posto tra la Cordillera Real e la Cordillera di Cochabamba.

Le chiese di S. Lazaro, di S.  Francisco, di San Agustin e di San Miguel,  la cattedrale (secolo XVIl) e  numerosi palazzi patrizi sono i principali  punti d’interesse artistico della città, che conserva ancora molti tipici aspetti coloniali, soprattutto nella zona intorno alla Piazza Principale
 

Plaza Mayor

La città costruita dagli spagnoli, a imitazione  delle città andaluse, (a, 2750 metri di altezza fuori dalle difficoltà di respirazione di Potosì  che  si trova. Invece  a circa 4000 metri  di altezza) la domenica si anima con le immancabili bande musicali, che suonano fra il verde dei giardini, e con la passeggiata residuo del tempo della colonizzazione quando la classe ricca per ostentare il suo benessere passeggiava dal lato più esterno.

Anche la classe indios ha subito  l'influsso del folclore spagnolo, e la danza Cueca  ha accolto i più attenuati motivi del flamenco.


Nel convento di San Francesco a Potosì

 

Sul camion

 

Porta del sole (Tiahuanaco)

 

 

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