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IL PASSAGGIO DALLA NOTTE AL GIORNO
IN UNA SPIAGGIA MALESE

(1978)


La notte sotto le stelle ed i  fuochi alle prime luci dell'alba.
Stiamo viaggiando sul pullman di  linea e chiediamo al personale di servizio di indicarci la fermata più prossima ad una spiaggia dove avremmo voluto e potuto dormire.
Dobbiamo vincere la loro sorpresa e reticenza  di fronte a questa richiesta da parte  nostra. Specifico  che  dormire sulla sabbia, fra il mare, le palme, la luna, le stelle ed il sole della  Malesia  rappresenta per  noi  una delle massime aspirazioni di questo viaggio. Omettendo naturalmente che siamo spinti a ciò dalla nostra cultura salgariana e dalla recente trasposizione televisiva di Sandokan ovvero: "La Tigre della Malesia".Indubbiamente, per loro, non ci sono stati  i "fantastici sceneggiati"che hanno dato la visione di una Malesia forse mai realmente esistita. Per i malesi di oggi la vita ha ben altre concretezze, molto lontane dalle nostre fantasticazioni. Riusciamo a vincere le reticenze e la sorpresa per questa decisione  e ci fermano in prossimità di una  stupenda e meravigliosa spiaggia . Attraversiamo il piccolo villaggio prospiciente  il mare. Le barche, ancora fuori per la pesca,  ci hanno lasciato libero il loro tetto-ricovero fatto di foglie di palma e sotto di cui noi decidiamo di stendere i nostri sacchi a pelo per poter riposare al riparo dall'umidità notturna. Il luogo più sicuro per dormire in queste spiagge che si allungano e si scorciano con le variazioni delle maree, è ai limiti della vegetazione, sopra i primi metri della sabbia grossa e pulita . E' uno degli spettacoli più indimenticabili: il perenne, immutabile e sempre diverso spengersi del giorno per far posto alla notte e da questa al nuovo giorno vissuto nella pienezza di questi mari caldissimi  fra questa umanità che si risveglia o che, alle prime luci dell'alba, porta a termine il proprio lavoro di pescatori.
Dopo esserci bagnati nelle calde acque di questo mare ci stendiamo sulla sabbia che sta iniziando a perdere il suo calore.
Le stelle cominciano ad accendersi ad una ad una fino a lasciarci  estasiati sotto un cielo limpido e palpitante di miriadi di luci: di fronte a noi l'infinito scuro del mare e il cielo  sopra di noi chiuso dal nero ricamo delle foglie di palma.
Il pensiero corre verso altri cieli, lontani nel tempo e nello spazio: i cieli delle notti limpide  delle montagne della Siria fra i maestosi resti, imbiancati dalla luna, della chiesa di S. Simeone lo Stilita il Vecchio; i cieli notturni che proteggono ed amalgamano l'eterogenea umanità indiana;i cieli nei parchi nazionali dell'Africa Meridionale con i suoni ed i rumori degli animali notturni della foresta; le caldissime e umide notti amazzoniche vissute con la percezione quasi corporea dei profumi e degli odori. Le figure che notiamo aggirarsi , simili a delle sagome mobili, ci evocano timori e paure legate al buio delle notti non protette dalle rassicuranti pareti domestiche.
Rimaniamo estasiati dal cielo intensamente stellato, con il  ricamo delle foglie di palma  che si stagliano nere sopra di noi
Ci addormentiamo al ritmo del fievole sciacquio della risacca, scaricando nel nostro sonno le tensioni dell'esperienza della giornata.
Ma dopo il primo periodo di sonno, profondo per la stanchezza, ci svegliamo più volte per i rumori di animali (forse le scimmie che abbiamo visto durante il giorno saltare da una palma all'altra) e per i "tonfi"(concreti e reali) dei cocchi che cadono dalle palme.
Ci svegliamo nelle ultime ore della notte, quando il buio è ancora profondo.

  Il buio è ancora profondo, ma la spiaggia comincia a vivere: sentiamo trascinare le barche sulla sabbia, il parlare concitato, si accendono i fuochi. I colori dell'alba cominciano a fendere il buio. Le imbarcazioni di queste popolazioni, considerate anche fra i migliori marinai e costruttori di barche di tutta l'Asia monsonica, entrano nei bassi fondali, si  spingono al largo sovraccariche di uomini sicuri della pesca fruttuosa.

 Dalle nostre spalle (simile al prologo di un'opera teatrale) vediamo arrivare delle figure nere che si riuniscono in cerchio vicino al luogo in cui vanno a morire le onde, accendono i  fuochi ed udiamo i suoni di una lingua incomprensibile. Con i primi fuochi si alza il sipario sul nuovo giorno. I colori dei  fuochi (indicazione del sicuro e giusto approdo) e del sole che sorge prima accentuano, poi schiariscono i contorni delle figure dei pescatori che rientrano e degli uomini che vanno loro incontro provenendo dal villaggio. Uomini che vengono dalla terra e uomini che vengono dal mare: un'incontro che unisce l'acqua alla terra.
 Ascoltiamo il fruscio delle barche trascinate sulla sabbia, il parlare sommesso e concitato dei pescatori. I pesci, scaricati dalla barca, splendono dell'argento delle loro squame reso vivificante dal guizzare delle fiamme.
Ci lasciamo trasportare dalla fantasia e dai ricordi dei nostri viaggi: vediamo intorno al fuoco di un bivacco, pescatori malesi, tuareg del deserto algerino, nomadi afghani, guide peruviane e tanti e tanti altri uomini che abbiamo incontrato in questo piccolissimo e grandissimo pianeta.
Fuochi che scaldano il te nel deserto algerino prima d'intraprendere il cammino sopra i dromedari; fuochi  sulle Ande peruviane che ci asciugano dopo il temporale notturno;  fuochi della foresta amazzonica che ci cuociono solide uova di coccodrillo (robusta colazione prima d'intraprendere il cammino);  fuochi dell'Afghanistan che ci riscaldano dopo una notte freddissima, a 3800 metri di altezza, presso i laghi di Band-i-Amir nell'Hindukush.
I colori dell'alba cominciano a fendere il buio, il potere della luce dei fuochi soccombe di fronte a quella del sole.
Il caldo disco solare ci invita a trascinarci di nuovo in acqua, lasciamo i nostri ricordi e ritorniamo a vivere intensamente per appropriarci per sempre di queste sensazioni malesi.    

  Abbiamo dormito su queste spiagge, ai limiti degli, alberi  di palma  per evitare la pericolosità del loro frutto: la noce di cocco che ogni tanto sentiamo staccarsi dalla cima, scivolare fra  il fusto e  le lunghe foglie  verdi, per poi cadere sul tappeto di foglie secche  che scricchiolano rumorosamente.
Le  spiagge,di questo mare caldissimo che si allungano e si scorciano con le variazioni delle maree   ci rendono più sicuro dormire  ai limiti  della vegetazione  sopra i primi metri della sabbia grossa a pulita

Finalmente viviamo la Malesia delle nostre fantasie:  dei pirati, dei mercanti, con le loro avventure, fra questi mari misteriosi.
L’altra  parte  della popolazione del villaggio, bambini e anziani, pesca invece  dalla riva con un sistema comune  a molte altre popolazioni del  globo.
Dopo averne tolto le interiora il pesce viene messo a seccare su stuoie  rendendo questo luogo intensamente maleodorante anche a decine di metri di distanza.
Il sole, dopo poche ore dal suo risveglio  ci costringe  a trovare protezione sotto le capaci foglie di palma.
I bambini  sono andati a scuola, le imbarcazioni sono scomparse oltre   l'orizzonte, soltanto la scimmia rimane legata alla  sua lunga catena a compiere il lavoro della raccolta delle noci di cocco   che la sua agilità rende più facile che ad un uomo.


 
MALAYSIA

Oggi i Cinesi, con il 35% della popolazione costituiscono il gruppo etnico più numeroso dopo i Malesi.  I Malesi controllano l’apparato politico-amministrativo ma i Cinesi dominano i settori produttivi e commerciali, in pratica l'economia della  Federazione Malese, che ha altre potenzialità,
essendo al primo posto nella graduatoria mondiale per la produzione di stagno, caucciù, legni tropicali, olio di palma e tra i principali fornitori mondiali di pepe e frutti tropicali.

I più consistenti afflussi di Cinesi furono provocati dalla necessità di sfruttamento dalle miniere: i familiari dei minatori, con il loro affarismo,  avviarono piccoli commerci, che nel tempo si svilupparono fino a costituire grandi imprese, dai cui redditi furono finanziate le nascenti attività
industriali. Lo sviluppo delle attività promosse dagli Inglesi innescò un processo immigratorio massiccio e per certi aspetti incontrollabile che iniziò alla fine del secolo scorso e aumentò progressivamente sino ad esplodere dopo il 1927: in quell'anno arrivarono in Malesia 403.000. Cinesi, a ciò per una  legge che favoriva l’immigrazione. Complessivamente tra il 1928 e 1937
entrarono in Malesia 2.800.000. Cinesi, che si stabilirono soprattutto nei centri commerciali di Malacca, Kuala Lampur e Johor Baharu, aiutati sottomano dagli stessi Inglesi per bilanciare il predominio dall'elemento malese.
I matrimoni misti hanno nel frattempo reso più complesso il panorama etnico: essi sono stati causati anche della prevalenza dell’immigrazione maschile su quella femminile e riguardano non soltanto Malesi e Cinesi, ma anche gli altri gruppi etnici, specialmente indiani.

 La preminenza malese si nota anche nel campo della  religione, poiché l'Islam è la religione ufficiale della Malaysia, anche se ogni persona ha il diritto di praticare liberamente la propria religione.
I Malesi si pensa provengano dall'isola di Sumatra e già nel II secolo a.C. avevano una civiltà abbastanza progredita, conoscevano bene l'arte della pesca  e costruivano arnesi in ferro.

I Malesi costituiscono oggi oltre il 50% dell'intera popolazione della Malaysia Occidentale, e devono la loro posizione di preminenza nelle strutture politico-sociali del Paese, ma  soprattutto al fatto di essersi stabiliti nella Malacca meridionale molto tempo prima dei Cinesi.  Oltre a praticare un rigido  protezionismo delle carriere statali cercano adesso di controllare maggiormente
l'economia, prima quasi totalmente in mano Cinese.
 Le innumerevoli  divinità dei templi induisti ci confermano un'altra importante presenza:  quella indiana. L'afflusso di questa emigrazione si è registrato in
Tempi  molto più recenti,  cioé dopo il 1830.  Essi furono reclutati,  dai colonizzatori  inglesi, per lavorare nelle piantagioni di caucciù.
Gli Indiani ed i Pakistani  ammontano  oggi complessivamente  a circa un milione di unità e oltre che nelle piantagioni, adesso la loro presenza è attiva anche fra professionisti e artigiani.
 
 La Federazione della Grande Malesia, detta anche Malaysia, si è costituita  il 16 settembre 1963, riunendo insieme gli li Stati che già formavano  la Federazione Malese e che costituiscono attualmente la Malaysia Occidentale.

 La popolazione dell'intera Malaysia  è oggi di circa 12 milioni di abitanti,  con un ritmo di incremento molto  accelerato. II gruppo etnico che ha  manifestato sinora il maggior dinamismo demografico è quello cinese.
 La motorizzazione ed il  "progresso" del XX secolo non hanno cambiato il modo di vivere di tutta la popolazione  e possiamo incontrare buona parte di essa raccolta in piccoli villaggi, in prossimità del mare, dove la pesca  è ancora la principale attività. A poche centinaia di metri  dal mare
corre il nastro d'asfalto, tenuto perfettamente in efficienza, ma qui, attraversata la breve cortina di palme, su questa spiaggia, di fronte questo mare abbiamo l’immagine  della Malesia che andavamo cercando.Tempio del Paradiso in Malaysia  (tempio nella zona cinese)   

- Rappresenta l'architettura di due nazioni; cinese la parte inferiore  e siamese la sommità. Costruito  in cima ad una collina questo imponente  tempio copre 30 acri di terreno ed è considerato uno dei più grandi e pittoreschi templi cinesi nell'Asia Sud-Orientale. Tutto il complesso include giardini di roccia, stagni di pesce e una pagoda di 10.000. Budda che 7 fiori e misurano 100 piedi

 

 

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