LUCCA 1° MAGGIO 1531
Il film prende spunto dalla sollevazione degli “Straccioni” che ebbe il suo inizio a Lucca il I maggio 1531. La situazione politica ed economica del tempo qualicarestie, guerre, pestilenze, l’esilio dei guelfi durante le lotte di parte, le nuove vie commerciali aperte dalle scoperte geografiche, determinò la decadenza dell’arte della seta che era il maggior sostentamento della città. Una legge restrittiva che limitava la lavorazione della seta provocò la sommossa popolare. La situazione politica, economica e religiosa di allora viene riportata alle stesse situazioni che si sono verificate, in ogni parte del mondo, nei secoli successivi, e si verificano nel momento attuale con le stesse analoghe modalità. “Solo la cultura può essere i lievito della coscienza popolare per la sua autodeterminazione e per la sua emancipazione”.
Dal commento del film
LUCCA 1° MAGGIO 1531 –“La sollevazione degli straccioni”


Già prima che il commercio della seta fosse il veicolo della conoscenza di Lucca nel mondo, la città era nota a tutti coloro che, per la via Francesca, venivano dal Nord per recarsi in pellegrinaggio a Roma, e si fermavano a Lucca per rendere omaggio all'immagine miracolosa del Volto Santo, il cui culto ha improntato il carattere religiosodellacittà.

Nel corsodeisecoli ilcultodel Volto Santo si diffuse nel resto dell'Europa, favorito anche dai pellegrinaggi, ma soprattutto dall'opportunità che sentivano i mercanti lucchesi di accumulare la seta, all'immagine sacra che, in tempi di profonda religiosità, non poteva non costituire un valido biglietto di presentazione e di accredito per qualcosa che proveniva dagli stessi luoghi.

Per la Repubblica di Lucca, il momento di maggior splendore economico, politico ed artistico, fu quello che vide fiorire l'arte della seta, fino ad arrivare ad essere l'attività più importante e praticata, da cui quasi tutta la città traeva il suo benessere, come dimostra il fatto che già nel secolo XIII ben tremila telai lavoravano instancabilmente producendo tessuti e broccati d'oro e d'argento che accrebbero e consolidarono la fama di Lucca facendole così dominare i mercati di tutta l'Europa.

Nel secolo sedicesimo, ai mali comuni a gran parte d'Europa: carestie e pestilenze, si aggiungeva la diminuzione dei proventi dell'arte della seta, data la diminuzione delle commissioni dall'estero.

Particolarmente a Lucca, l'esilio dei guelfi contribuì a far emigrare l'arte della seta, finché le guerre, le nuove vie commerciali aperte dalle scoperte geografiche, e l'espandersi della stessa industria serica, determinarono la decadenza di quest'arte.

Ad una caduta del mercato della seta seguì la necessità di una diminuzione della produzione e contemporaneamente una migliore qualità per vincere la concorrenza; chi subì il tracollo fu il singolo artigiano mentre questa crisi non sfiorò l'imprenditore, anche in seguito alla diminuzione dei salari e quindi le condizioni di vita del popolo si rivelarono precarie.

Furono quindi emanate leggi talmente restrittive da creare condizioni tali che non potevano essere supinamente accettate dal popolo. L'esigenza di un fatto nuovo era così fortemente presente, che chiunque poteva avvertire i sintomi della rivolta imminente. l'occasione propizia fu il Calendimaggio 1531.

"Era di costume allora, che in Calen di Maggio la gioventù popolana, quasi invitata da un gaudio della natura, andasse a sollazzo per le strade cantando allegre canzoni.

Tal giuoco in quell'anno si voltò in serio, e fu principio a tumulto. Era venuto col primo di maggio il di' consueto al festare, e sull'alba duecento popolani, maggior numero del solito, comparvero adunati.

Non portavano, come d'usanza, rami e fiori,ma corazze ed elmi, e al fianco spade, alcuni aste o archibusi in ispalla: e come soldati battevano tamburi, alzando nera e stracciata bandiera, in segno d'animi alterati: donde quel movimento fu chiamato degli Straccioni. coloro niun mal facendo, poich'ebbero così girato la città e i sobborghi, si dileguarono ciascuno a casa sua". Il pomeriggio di quello stesso giorno, la fitta schiera si fece di migliala e si diresse verso la chiesa di S. Francesco, protettore dell'arte della seta, e tutti gridavano sdegnati, con querele e minacce, nel più grande disordine.”


A questo punto si fa avanti, ed emerge su tutti, Matteo Vannelli. Il Vannellialterna rivendicazionipolitiche,all'illustrazionedelladisperata situazione venuta a crearsi per la crudeltà della nuova legge. Con foga oratoria ci da una visione d'insieme della società del tempo, dalla quale risultano quelli che ancor oggi sono gli elementi costitutivi della società: qualunquismo, viltà, scanso senso di responsabilità civili e personali, leggi capestro e leggi parziali, oppressione, accentramento di potere, libertà di lamentarsi ma non di parlare liberamente, sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Su proposta del Vannelli si decide di nominare 18 tribuni della plebe incaricati di illustrare le richieste al Consiglio degli Anziani:i Magistrati ascoltano, promettono, invitano alla calma, assicurano di riferire al Senato ma contemporaneamente fanno notare come sia stata violata la maestà stessa del Senato con assemblee non autorizzate di cui, sono però disposti a non tener conto.

Queste dichiarazioni fecero emergere la paura di eventuali sanzioni, per cui la plebe, non contenta e timorosa tenne una nuova assemblea il 4 di maggio. Non soltanto i setaioli, ma anche gli operai delle varie arti parteciparono a quell'imponentemanifestazione. Dietro la spinta popolare la legge, restrittiva, sulla fabbricazione della seta fu revocata.

L'ordine e la calma sembrava fossero ristabilite non che, emersero le altre e più importanti ragioni della sollevazione: si chiese di consentire alpopolo di partecipare al Governo dellaRepubblica, fino ad allora riservato esclusivamente ai nobili.

Cosi la sollevazione, che era iniziata per motivi economici, assumeva carattere politico.

Ma alcuni cercarono di trarre vantaggio da questo movimento di popolo. Erano costoro discendenti di antiche famiglie divenute ricche a seguito dei loro commerci, che cercarono di sfruttare e di guidare scaltramente la rivolta a proprio vantaggio.

Il popolo ottenne di entrare in Senato e per questo viene aumentato il numero dei Senatori per far posto a quella plebe tanto disprezzata.

"Ma questi nuovi mercanti che sisonofattiiportavocediquesti spiriti popolari, diqueste forzeimmense, poggiando sullo stato di ignoranza, di non cultura in cui il popolo era costretto a vivere, hanno dapprima comprato, poi barattato queste forze semplici fino a diventarne i nuovi padroni."

Lo sviluppo politico del movimento come portatore di diritti di classi socialiinferiori fu deteriorato dall'inserimento di persone dedite alla ricerca di privilegi, ed inclini alla vendetta personale, con la conseguenza che violenze e tumulti seguirono alle riforme politiche; e nessuna autorità e nessuna nuova legge sembrava capace di sedare gli animi.

Si arrivò così all'aprile 1532 e si deliberò di convocare un'assemblea, per il 9 dello stesso mese, di tutti i cittadini, che, s'intendevano allora solo coloro che per censo potevano aspirare a cariche pubbliche.

Quel giorno convennero circa 1500 cittadini a cui si chiese un consiglio ben ragionato e meditato in una situazione ormai gravissima.

Cominciò a parlare il Gonfaloniere Giambattista Nobili, che rimproverò alpopolo ilrinnovo dei membri del Senato, con l'elezione dei rappresentanti del popolo stesso, l'esilio dei nobili, e l'elargizione di stipendi e retribuzioni a coloro che avevano caldeggiato le cause popolari.

Fra gli altriPrete Sebastiano Menochi, Arcidiacono della Cattedrale, "uomo autorevole per gravita di costumi, prudenza e facondia", parlò a nome del clero in questa maniera:

"Io giudico, nessun sacrifizio essere a Dio più gradevole che il supplizio degli scellerati; io giuro sulla mia testa che in Paradiso si fa gioia del sangue degli empi. Dunque alzi il capo la Repubblica oppressa, suoni finalmente una voce vera dopo tante parole scure e dubbiose, esca una parola franca dalla bocca di un sacerdote: il tempo dei perdoni è passato".

Cesare Nobili concluse: "La clemenza è fatta impossibile, non più parole ma fatti. Chi, vuole i soldati alzi la mano".

L'alzarono i più. E subito le trombe e dalle torri le campane diedero il segnale per convocare il consiglio perché trasformasse subito in legge la deliberazione di chiamare dal contado i soldati in città perché ponessero termine a quel potere politico che anche il popolo aveva ottenuto. Tumulti e disordini da parte del popolo minuto, cercarono di contrastare la decisione dell'assemblea, ma tutto fu vano.

Nella notte il nobile Martino Bonvisi, si avviò con una numerosa compagnia di armati verso la città. Il malinconico suono delle campane rendeva Lucca sempre più lugubre, le luci accese in tutta la città sembravano attendere l'ultima, estrema, calamità. In certi luoghi voci di tumulto accentuavano il terrore, in altri luoghi, era il silenzio a terrorizzare.

Martino Bonvisi giunse alle rive del Serchio, attraversò il fiume e cercando di fare il massimo silenzio arrivò fino a porta S. Donato. Qui ad un segnale convenuto, con la complicità di prete Bastiano da Colle, dall'interno della città fu aperta la porta alle truppe che venivano a ristabilireil potereassolutodeinobili.

"Così Martino Bonvisi lustrante nell'armi, sopra un destriere superbo,in corsaletto con soprasberga di porpora, brocchiere nella sinistra e picca nella destra,poté entrare nella corte del Palazzo come trionfatore".

Vana e breve fu la resistenza del popolo, che di fronte alle milizie del contado si disperse disordinatamente e tragicamente. Cosi fini miseramente questo legittimo movimento di popolo, che aveva tenuto in fermento la città per poco meno di un anno.

E questo popolo che era stato allettato con vuote promesse fu ripagato con inumana ferocia, con decollazioni, confische di beni, carcerazioni ed esili.

Il 21 aprile fu, in Palazzo, tagliata la testa a seidiloroedicadaveri furono calati dalla torre di S. Romano esposti, come monito e disprezzo, alla visione del pubblico.

Due sacerdoti: Giuseppe da Matraia e Giambattista Danieli, che avevano sostenuto la causa popolare, furono sconsacrati ed in seguito impiccati.

Il6dimaggioliseguìalpatiboloMatteo Vannelli che fucapo dellafazione popolare ed a cui si dovette la revoca della legge che limitava il lavoro della fabbricazione della seta.

E così il popolo fu pronto ad inchinarsi ed a servire fedelmente i vecchi e nuovi dittatori.

“Finché le grandi masse popolari rimarranno ai margini della cultura, la loro vita sociale sarà dettata da altre classi sociali culturalmente ed economicamente superiori e non sarà mai emancipazione ma solo e sempre costrizione.

La cultura deve essere il lievito della coscienza popolareper la sua autodeterminazione, per la sua emancipazione".